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Dal manoscritto alla stampa: il misterioso mestiere del tipografo

Visita all’Archivio Storico Diocesano di Trapani





Dopo aver studiato in classe con la nostra docente di Lettere l’affascinante storia della stampa, la rivoluzione silenziosa che ha cambiato il mondo, e le tecniche di produzione della carta nell’Europa medievale e moderna (argomento che abbiamo approfondito anche in tecnologia con la visione di un filmato sulle moderne cartiere), finalmente il giorno 11 marzo ci siamo recati a visitare due luoghi straordinari della nostra città, ricchi di fascino e di mistero: l’Archivio Storico Diocesano presso il palazzo vescovile e il Museo della Tipografia a palazzo Milo Pappalardo.

Quando siamo arrivati gli archivisti ci hanno spiegato che cos’è un archivio e cosa conserva, indossavano un camice bianco perché – ci hanno detto – loro sono come dei medici, si prendono cura della memoria che è molto fragile e va protetta. Le origini della Diocesi di Trapani risalgono al 1844, quando essa venne ufficialmente costituita da papa Gregorio XVI con la Bolla “Ut animarum pastores”, l’archivio però conserva un fondo documentario molto più antico, risalente alla fine del XV secolo.

La nostra professoressa ci ha fatto vedere e toccare con mano due documenti di carta, uno molto antico, del 1600, e uno più recente dei primi del ‘900, e abbiamo notato che il più recente sembrava più vecchio e più ingiallito. Questo perché prima la carta veniva fatta con la macerazione degli stracci mentre in seguito la si è prodotta con la cellulosa che tende ad inacidirsi e di conseguenza ad ingiallire facilmente e la carta moderna è infatti molto più fragile e resiste di meno al passare del tempo. In effetti alcuni documenti che ci hanno mostrato sembravano scritti da poco, se non fosse per le scritture particolarmente difficili da leggere e che oggi non capiamo più.Gli archivisti ci hanno poi spiegato in che cosa consiste il loro lavoro e poi ci hanno fatto da guida spiegandoci i documenti rari che avevano esposto per noi. Tra essi la Bolla di fondazione della Diocesi di Trapani, un documento con la firma autografa di Re Ferdinando di Borbone, un antico documento del 1400 e la pianta di una tonnara che oggi non esiste più, quella di Scopello, che un tempo era di proprietà dei Gesuiti. Tra i documenti esposti ce ne erano alcuni particolarmente interessanti relativi alla storia dell’arrivo della stampa a Trapani. Il primo stampatore ufficiale venne in città richiamato dal Senato nel 1681, ma già prima di allora esistevano tipografi di passaggio che stampavano volantini e bandi, ma anche certificati prestampati per le varie parrocchie della città. Abbiamo visto un interessante prestampato del 1680 con l’immagine di San Lorenzo, cui è dedicata l’omonima chiesa parrocchiale che oggi è la nostra Cattedrale. Si tratta di una xilografia, una stampa prodotta inchiostrando una tavoletta di legno incisa che poi veniva impressa su un foglio. Si capisce bene che si tratta di una xilografia osservando il documento perché compare una cornice nera lasciata dal bordo della tavoletta.

Altri documenti riguardavano una famiglia di tipografi e stampatori, i Sani, che operarono a Trapani tra la fine del XVIII secolo e i primi anni del XIX.

In una bacheca erano esposti gli antichi registri parrocchiali dove i parroci annotavano i nomi dei battezzati, i matrimoni, i defunti e gli stati d’anime, una sorta di censimento fatto “porta a porta” in occasione della Pasqua.

La nostra professoressa ci ha spiegato che questi registri sono importantissimi perché sono gli antenati dell’anagrafe civile, che nacque molto più tardi, in epoca napoleonica. Senza questi documenti noi perderemmo la storia di intere generazioni di nostri antenati, di cui altrimenti non sarebbe rimasta alcuna traccia.

Su un grande tavolo erano esposti un corale del ‘700 con delle strane note quadrate, dei libri in pergamena decorati a mano e varie pergamene con sigilli di piombo, di carta, d’inchiostro. Gli archivisti ci hanno detto che il Papa usava sempre un sigillo di piombo e mai d’oro e che questo sigillo era legato alla pergamena da un filo di canapa o di seta colorata. Ci hanno poi mostrato il cosiddetto “sigillo del pescatore”, in inchiostro rosso, che raffigura San Pietro su una barca mentre sta pescando.

La più grande scoperta che abbiamo fatto è che in fondo la storia non è così lontana da noi, oltre alle nostre piccole storie personali esiste una grande storia di cui tutti noi siamo parte e che è fatta dal succedersi delle generazioni che ci hanno preceduto, sino ad oggi.

Ci siamo poi recati a palazzo Milo Pappalardo, in via Garibaldi, sede della Soprintendenza per i beni culturali di Trapani. Lì altre guide molto preparate ci hanno mostrato l’interno del palazzo, che originariamente era una dimora nobiliare. Alcune stanze oggi sono adibite a biblioteca mentre l’antico salone da ballo è rimasto come una volta anche se oggi viene usato come sala conferenze. Si tratta di una stanza bellissima, tutta nei toni del verde, intorno ci sono dipinti realizzati con una tecnica particolare che li fa sembrare in rilievo, e tanti specchi e un enorme lampadario in vetro di Murano. Da un balconcino che dà sulla sala un tempo si esibivano i musicisti che allietavano le serate danzanti, il grande balcone centrale si affaccia sulla via Garibaldi. Anche gli altri saloni avevano i tetti affrescati.

Quando siamo tornati al piano terra abbiamo visitato il museo della tipografia ospitato in alcuni locali. Si tratta delle attrezzature dell’antica tipografia “La Combattente”. Lì la guida ci ha spiegato come si realizzavano le forme di stampa, ci ha mostrato gli inchiostri , i mobili a cassetti dove venivano conservati i caratteri tipografici e delle enormi macchine per la stampa. Ci ha spiegato che un tempo stampare libri era un mestiere molto faticoso, noi non riusciamo a capirlo perché oggi con un PC e una stampante è un gioco da ragazzi. Allora ci ha messo alla prova con un piccolo divertente laboratorio dove abbiamo provato a realizzare delle “prove di stampa”, scoprendo che nella forma le parole dovevano essere scritte al contrario! Ci siamo sporcati un po’ d’inchiostro ma è stata davvero una bella esperienza!

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