Alla scoperta della nostra città. Giornate FAI di primavera

Il 23 e il 24 marzo abbiamo partecipato come apprendisti Ciceroni alle giornate FAI di primavera. Per la nostra classe è stata un’esperienza davvero emozionante!

Il bene storico-paesaggistico che il FAI di Trapani ha adottato è stata la Tonnara di San Giuliano, un sito straordinario per la sua storia e per il paesaggio in cui è inserito e un’occasione per noi di conoscere la storia della nostra città. Le visite guidate sono state preparate con un lungo lavoro in classe che ci ha consentito di saperne di più su quella che gli storici considerano una delle più antiche tonnare di Sicilia.

La pesca del tonno costituiva in Sicilia uno dei settori più importanti dell’economia e metteva in moto un meccanismo produttivo e commerciale che coinvolgeva almeno per tre mesi l’anno numerose categorie di lavoratori. Di certo tonnare fisse esistevano già in epoca bizantina ma tali strutture conobbero il momento più rigoglioso e felice durante la dominazione araba. Con l’avvento dei Normanni, che introdussero nell’isola il sistema feudale, anche la storia delle tonnare cambia radicalmente. Esse divennero a tutti gli effetti proprietà demaniale, il cui godimento venne riservato esclusivamente al sovrano che poteva venderle, affittarle o concederle a baroni, vescovi, abbazie, chiese e conventi.

Un importante documento, il Liber de Secretis  ( da “secrezia” che era l’organo amministrativo del Regno), redatto nei primi anni del ‘500 dal mastro notaro Giovanni Luca  Barberi su incarico del re Ferdinando il Cattolico rappresenta il primo vero elenco delle tonnare in esercizio in Sicilia a quell’epoca. Da esso risulta che nel XVI secolo nella provincia di Trapani esistevano 8 tonnare: Bonagia, Formica, Favignana, San Giuliano, Cofano, San Vito, San Teodoro e Palazzo e la loro attività era talmente florida che i migliori rais ( coloro che gestivano la pesca del tonno) spesso vennero chiamati per impiantare tonnare all’estero, soprattutto in Tunisia.

L’importanza delle tonnare è testimoniata anche dai numerosi provvedimenti presi dai sovrani in favore di coloro che vi lavoravano, come ad esempio la sospensione dei processi civili e penali durante la stagione della pesca o l’esenzione dal pagamento di tasse e gabelle.

Il loro numero aumentò notevolmente tra la fine del ‘500 e i primi decenni del ‘600. Agli inizi del XVII secolo viene lentamente liquidato ossia venduto o dato in concessione tutto il patrimonio della Corona. I Re di Spagna avevano speso somme immense per una serie interminabile di guerre e quindi avevano pressante necessità di denaro tanto da essere costretti a vendere tutti o quasi i loro beni immobili, tra cui le tonnare che in precedenza potevano essere cedute solo in concessione temporanea e in cambio di gabelle e servizi, rimanendone la proprietà agli stessi sovrani.

Nel 1626 Bonagia fu venduta agli Stella, duchi di Castel di Mirto, Favignana nel 1637 fu ceduta al genovese Camillo Pallavicino.  A partire dal 1648 tutte le tonnare siciliane sono in mano a privati.

Le tonnare siciliane sono caratterizzate da elementi architettonici simili che si ripetono. Esse costituiscono una tipologia architettonica tipica, il marfaraggio.

Tale architettura, simile a quella del baglio che si sviluppa attorno ad una torre, trae le sue origini dalla civiltà araba, sopravvenuta in Sicilia nel IX secolo.

Il baglio si rifà al modello arabo di “casa a corte”, il cosiddetto fonduk, all’interno dei quali si svolgeva la vita di parecchi clan familiari.

Anche molti termini tipici del lavoro nelle tonnare sono di origine araba come “rais”, “muciara”, “marfaraggio”. Il rais  è il tecnico della tonnara, colui che sa dove calare le reti, comanda le ciurme e ordina la mattanza assistendovi da una piccola imbarcazione (muciara) situata al centro della camera della morte. La tonnara inglobava al suo interno una serie di ambienti nei quali si svolgevano le varie fasi di lavorazione del tonno e altri destinati ad abitazione dei pescatori e dei padroni.

Due elementi caratteristici delle tonnare sono la cappella, testimonianza della profonda fede religiosa dei tonnaroti, e una torre di avvistamento, usata per seguire dal baglio l’andamento della mattanza. Col tempo nelle zone più esposte la struttura della tonnara si trasformò in una sorta di fortezza ove trovavano rifugio, in caso di incursioni piratesche sulla costa, tutti i lavoranti e la popolazione dei borghi circostanti, e la torre servì anche per l’avvistamento delle navi corsare che attraversavano il Mediterraneo.

Dopo un periodo estremamente florido per le tonnare siciliane, compreso tra il ‘500 e la prima metà del ‘600 comincia un lungo e inarrestabile periodo di decadenza. Alla fine del ‘700 ce ne sono 74 disseminate lungo tutte le coste dell’isola di cui una decina abbandonate. Un secolo dopo le tonnare attive sono solo 21. Agli inizi del ‘900 delle 50 tonnare che si calavano nelle coste italiane, il maggior numero era ancora in Sicilia. Attualmente esiste solo la Tonnara di san Cusumano. Le altre sono tutte inoperose, abbandonate e cadenti oppure trasformate in alberghi, musei o inghiottite dal cemento di porti e città.

Varie cause negli ultimi anni hanno reso difficile la vita delle tonnare: la pesca con tonnare volanti, le percorrenze degli aliscafi, l’elevato costo della manodopera, i costi di armamento e di esercizio, il minor numero di tonni pescati e le cosiddette “quote tonno” imposte dall’UE. Tutto ciò ha reso difficile la gestione delle tonnare che col tempo sono andate progressivamente esaurendosi, alcune trasformate in complessi di archeologia industriale come la Tonnara di Favignana che è oggi un museo, altre destinate per la maggior parte alla lavorazione dei tonni pescati altrove e dei prodotti da essi derivati ( tunnina, bottarga, cuore, uova di tonno, ficazza, ecc..), come la tonnara di san Cusumano. Altre purtroppo, come quella di San Giuliano sono state condannate al declino e al disfacimento.

LA TONNARA E LA CHIESA DI SAN GIULIANO

Tra le tante tonnare del litorale trapanese, quella conosciuta come tonnara di San Giuliano o di “Punta Tipa” o ancora come tonnara di San Giuliano-Palazzo è sicuramente la più antica

La tonnara è stata realizzata su una zona pianeggiante che si estende verso il mare a nord-est  della città di Trapani. La tonnara e l’intera zona prendono il nome dalla preesistente chiesetta dedicata al culto di San Giuliano martire, poi inglobata nella struttura.

La tonnara e la sua torre, oggi non più esistente, costituiscono un complesso tra i più antichi di quelli situati extra moenia (cioè fuori le mura cittadine).  La torre segnava sin dall’antichità il confine tra Trapani e Monte San Giuliano e di essa e della tonnara si fa menzione nei documenti delle due città. Secondo alcuni storici potrebbe essere proprio una delle torri rappresentate nello stemma della città.

ll complesso venne edificato da un certo Gasparo Fardella in un periodo imprecisato. si sa con certezza che tra il ‘500 e il ‘600 appartenne come tutte le tonnare dell’Isola alla Regia Corte e nei primi del XVII secolo fu ceduta dai sovrani alla famiglia napoletana dei Principi di Bisignano. In seguito la proprietà venne ceduta al principe di Paceco. Successivamente essa passò ai conti Fardella, poi ai Borghese di Roma, ai Serraino, ai Tipa ( la famiglia Serraino possedeva diverse tonnare specialmente nel territorio di Tunisi e cedette in appalto quella di S. Giuliano ad un certo Vita Tipa da cui prese il nome di “Tonnara Tipa”).


Successivamente la proprietà passò agli Adragna, al Dott. Rindello e attualmente appartiene alla famiglia Castiglione. Nel corso del ‘900 gli edifici della tonnara di san Cusumano, anch’essi di proprietà della famiglia Castiglione, si affiancarono e poi soppiantarono quelli ormai decadenti della Tonnara di San Giuliano, alla quale spettavano i diritti di pesca nel mare a tramontana di Trapani e ciò anche per motivi di carattere logistico; infatti la vicinanza delle tonnare di Favignana e Formica limitava il numero di tonni che finivano nelle reti del “calato” di S. Giuliano. Durante la Seconda Guerra Mondiale la tonnara venne occupata dai fascisti ed utilizzata per scopi militari, al punto che nelle adiacenze vennero realizzati dei bunker per installazioni belliche. In seguito riprese a funzionare, ma solo come stabilimento per la lavorazione del tonno. Venne chiusa definitivamente nel 1961 ed oggi ne rimangono in piedi solo alcuni ruderi.

Davvero unico l’ambiente naturale che circonda il sito, con specie molto rare come la calendula marittima e un sistema di dune che poggiano su una pietra che risale al quaternario, la calcarenite.

Questa roccia in affioramento si presenta come un deposito poroso, ruvido al tatto, formata da grani che hanno le dimensioni della sabbia e spesso gli stessi grani sono formati da resti di conchiglie più o meno frantumate. Un occhio più attento non può non notare spesso resti di molluschi preistorici, chiamati Pecten.


La stessa roccia, facilmente lavorabile, è stata utilizzata come materiale da costruzione. Non a caso le strutture degli edifici legati alla tonnara sono formati da segati di tufo (blocchi sagomati) di calcarenite ormai erosa dal tempo e dagli agenti atmosferici.

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