Apprendisti Ciceroni. Un’esperienza straordinaria!

I piccoli apprendisti Ciceroni della 2C

Questa è stata la prima volta che ho fatto da guida per il FAI. Sinceramente man mano che vedevo la gente aumentare saliva anche la mia ansia! All’inizio parlare è stato difficile, ma presto mi sono sbloccata e ho cominciato a raccontare a ruota libera! Il posto era fantastico, naturale e incontaminato, l’odore del mare si respirava dovunque. Ormai parlare era diventato facile, quasi spontaneo. Era incredibile chiacchierare con tale naturalezza con tante persone sconosciute. Non credevo ci sarei riuscita! Abbiamo ricevuto anche parecchi complimenti. Valentina Barone

Era una bella giornata di sole, c’erano tantissime persone curiose di conoscere la storia di una delle più antiche tonnare di Sicilia. Per me è stato un onore poterla raccontare. Davvero una bella esperienza! Mi sono divertito molto anche se all’inizio ero piuttosto teso. Conoscere la nostra storia e condividere il proprio sapere con gli altri sono stati i punti forti di questa esperienza che spero di ripetere presto. Flavio Parisi

Ognuno di noi aveva studiato una parte della storia della Tonnara di San Giuliano: chi esponeva la storia, chi parlava della struttura dell’edificio, chi dell’ambiente circostante. La cosa più bella è stata far parte di un gruppo. Assieme a noi c’erano tanti ragazzi di altre scuole, alla fine della giornata eravamo stanchi ma pronti a ricominciare! Elisa Sansica

Alla scoperta della nostra città. Giornate FAI di primavera

Il 23 e il 24 marzo abbiamo partecipato come apprendisti Ciceroni alle giornate FAI di primavera. Per la nostra classe è stata un’esperienza davvero emozionante!

Il bene storico-paesaggistico che il FAI di Trapani ha adottato è stata la Tonnara di San Giuliano, un sito straordinario per la sua storia e per il paesaggio in cui è inserito e un’occasione per noi di conoscere la storia della nostra città. Le visite guidate sono state preparate con un lungo lavoro in classe che ci ha consentito di saperne di più su quella che gli storici considerano una delle più antiche tonnare di Sicilia.

La pesca del tonno costituiva in Sicilia uno dei settori più importanti dell’economia e metteva in moto un meccanismo produttivo e commerciale che coinvolgeva almeno per tre mesi l’anno numerose categorie di lavoratori. Di certo tonnare fisse esistevano già in epoca bizantina ma tali strutture conobbero il momento più rigoglioso e felice durante la dominazione araba. Con l’avvento dei Normanni, che introdussero nell’isola il sistema feudale, anche la storia delle tonnare cambia radicalmente. Esse divennero a tutti gli effetti proprietà demaniale, il cui godimento venne riservato esclusivamente al sovrano che poteva venderle, affittarle o concederle a baroni, vescovi, abbazie, chiese e conventi.

Un importante documento, il Liber de Secretis  ( da “secrezia” che era l’organo amministrativo del Regno), redatto nei primi anni del ‘500 dal mastro notaro Giovanni Luca  Barberi su incarico del re Ferdinando il Cattolico rappresenta il primo vero elenco delle tonnare in esercizio in Sicilia a quell’epoca. Da esso risulta che nel XVI secolo nella provincia di Trapani esistevano 8 tonnare: Bonagia, Formica, Favignana, San Giuliano, Cofano, San Vito, San Teodoro e Palazzo e la loro attività era talmente florida che i migliori rais ( coloro che gestivano la pesca del tonno) spesso vennero chiamati per impiantare tonnare all’estero, soprattutto in Tunisia.

L’importanza delle tonnare è testimoniata anche dai numerosi provvedimenti presi dai sovrani in favore di coloro che vi lavoravano, come ad esempio la sospensione dei processi civili e penali durante la stagione della pesca o l’esenzione dal pagamento di tasse e gabelle.

Il loro numero aumentò notevolmente tra la fine del ‘500 e i primi decenni del ‘600. Agli inizi del XVII secolo viene lentamente liquidato ossia venduto o dato in concessione tutto il patrimonio della Corona. I Re di Spagna avevano speso somme immense per una serie interminabile di guerre e quindi avevano pressante necessità di denaro tanto da essere costretti a vendere tutti o quasi i loro beni immobili, tra cui le tonnare che in precedenza potevano essere cedute solo in concessione temporanea e in cambio di gabelle e servizi, rimanendone la proprietà agli stessi sovrani.

Nel 1626 Bonagia fu venduta agli Stella, duchi di Castel di Mirto, Favignana nel 1637 fu ceduta al genovese Camillo Pallavicino.  A partire dal 1648 tutte le tonnare siciliane sono in mano a privati.

Le tonnare siciliane sono caratterizzate da elementi architettonici simili che si ripetono. Esse costituiscono una tipologia architettonica tipica, il marfaraggio.

Tale architettura, simile a quella del baglio che si sviluppa attorno ad una torre, trae le sue origini dalla civiltà araba, sopravvenuta in Sicilia nel IX secolo.

Il baglio si rifà al modello arabo di “casa a corte”, il cosiddetto fonduk, all’interno dei quali si svolgeva la vita di parecchi clan familiari.

Anche molti termini tipici del lavoro nelle tonnare sono di origine araba come “rais”, “muciara”, “marfaraggio”. Il rais  è il tecnico della tonnara, colui che sa dove calare le reti, comanda le ciurme e ordina la mattanza assistendovi da una piccola imbarcazione (muciara) situata al centro della camera della morte. La tonnara inglobava al suo interno una serie di ambienti nei quali si svolgevano le varie fasi di lavorazione del tonno e altri destinati ad abitazione dei pescatori e dei padroni.

Due elementi caratteristici delle tonnare sono la cappella, testimonianza della profonda fede religiosa dei tonnaroti, e una torre di avvistamento, usata per seguire dal baglio l’andamento della mattanza. Col tempo nelle zone più esposte la struttura della tonnara si trasformò in una sorta di fortezza ove trovavano rifugio, in caso di incursioni piratesche sulla costa, tutti i lavoranti e la popolazione dei borghi circostanti, e la torre servì anche per l’avvistamento delle navi corsare che attraversavano il Mediterraneo.

Dopo un periodo estremamente florido per le tonnare siciliane, compreso tra il ‘500 e la prima metà del ‘600 comincia un lungo e inarrestabile periodo di decadenza. Alla fine del ‘700 ce ne sono 74 disseminate lungo tutte le coste dell’isola di cui una decina abbandonate. Un secolo dopo le tonnare attive sono solo 21. Agli inizi del ‘900 delle 50 tonnare che si calavano nelle coste italiane, il maggior numero era ancora in Sicilia. Attualmente esiste solo la Tonnara di san Cusumano. Le altre sono tutte inoperose, abbandonate e cadenti oppure trasformate in alberghi, musei o inghiottite dal cemento di porti e città.

Varie cause negli ultimi anni hanno reso difficile la vita delle tonnare: la pesca con tonnare volanti, le percorrenze degli aliscafi, l’elevato costo della manodopera, i costi di armamento e di esercizio, il minor numero di tonni pescati e le cosiddette “quote tonno” imposte dall’UE. Tutto ciò ha reso difficile la gestione delle tonnare che col tempo sono andate progressivamente esaurendosi, alcune trasformate in complessi di archeologia industriale come la Tonnara di Favignana che è oggi un museo, altre destinate per la maggior parte alla lavorazione dei tonni pescati altrove e dei prodotti da essi derivati ( tunnina, bottarga, cuore, uova di tonno, ficazza, ecc..), come la tonnara di san Cusumano. Altre purtroppo, come quella di San Giuliano sono state condannate al declino e al disfacimento.

LA TONNARA E LA CHIESA DI SAN GIULIANO

Tra le tante tonnare del litorale trapanese, quella conosciuta come tonnara di San Giuliano o di “Punta Tipa” o ancora come tonnara di San Giuliano-Palazzo è sicuramente la più antica

La tonnara è stata realizzata su una zona pianeggiante che si estende verso il mare a nord-est  della città di Trapani. La tonnara e l’intera zona prendono il nome dalla preesistente chiesetta dedicata al culto di San Giuliano martire, poi inglobata nella struttura.

La tonnara e la sua torre, oggi non più esistente, costituiscono un complesso tra i più antichi di quelli situati extra moenia (cioè fuori le mura cittadine).  La torre segnava sin dall’antichità il confine tra Trapani e Monte San Giuliano e di essa e della tonnara si fa menzione nei documenti delle due città. Secondo alcuni storici potrebbe essere proprio una delle torri rappresentate nello stemma della città.

ll complesso venne edificato da un certo Gasparo Fardella in un periodo imprecisato. si sa con certezza che tra il ‘500 e il ‘600 appartenne come tutte le tonnare dell’Isola alla Regia Corte e nei primi del XVII secolo fu ceduta dai sovrani alla famiglia napoletana dei Principi di Bisignano. In seguito la proprietà venne ceduta al principe di Paceco. Successivamente essa passò ai conti Fardella, poi ai Borghese di Roma, ai Serraino, ai Tipa ( la famiglia Serraino possedeva diverse tonnare specialmente nel territorio di Tunisi e cedette in appalto quella di S. Giuliano ad un certo Vita Tipa da cui prese il nome di “Tonnara Tipa”).


Successivamente la proprietà passò agli Adragna, al Dott. Rindello e attualmente appartiene alla famiglia Castiglione. Nel corso del ‘900 gli edifici della tonnara di san Cusumano, anch’essi di proprietà della famiglia Castiglione, si affiancarono e poi soppiantarono quelli ormai decadenti della Tonnara di San Giuliano, alla quale spettavano i diritti di pesca nel mare a tramontana di Trapani e ciò anche per motivi di carattere logistico; infatti la vicinanza delle tonnare di Favignana e Formica limitava il numero di tonni che finivano nelle reti del “calato” di S. Giuliano. Durante la Seconda Guerra Mondiale la tonnara venne occupata dai fascisti ed utilizzata per scopi militari, al punto che nelle adiacenze vennero realizzati dei bunker per installazioni belliche. In seguito riprese a funzionare, ma solo come stabilimento per la lavorazione del tonno. Venne chiusa definitivamente nel 1961 ed oggi ne rimangono in piedi solo alcuni ruderi.

Davvero unico l’ambiente naturale che circonda il sito, con specie molto rare come la calendula marittima e un sistema di dune che poggiano su una pietra che risale al quaternario, la calcarenite.

Questa roccia in affioramento si presenta come un deposito poroso, ruvido al tatto, formata da grani che hanno le dimensioni della sabbia e spesso gli stessi grani sono formati da resti di conchiglie più o meno frantumate. Un occhio più attento non può non notare spesso resti di molluschi preistorici, chiamati Pecten.


La stessa roccia, facilmente lavorabile, è stata utilizzata come materiale da costruzione. Non a caso le strutture degli edifici legati alla tonnara sono formati da segati di tufo (blocchi sagomati) di calcarenite ormai erosa dal tempo e dagli agenti atmosferici.

Dal manoscritto alla stampa: il misterioso mestiere del tipografo

Visita all’Archivio Storico Diocesano di Trapani





Dopo aver studiato in classe con la nostra docente di Lettere l’affascinante storia della stampa, la rivoluzione silenziosa che ha cambiato il mondo, e le tecniche di produzione della carta nell’Europa medievale e moderna (argomento che abbiamo approfondito anche in tecnologia con la visione di un filmato sulle moderne cartiere), finalmente il giorno 11 marzo ci siamo recati a visitare due luoghi straordinari della nostra città, ricchi di fascino e di mistero: l’Archivio Storico Diocesano presso il palazzo vescovile e il Museo della Tipografia a palazzo Milo Pappalardo.

Quando siamo arrivati gli archivisti ci hanno spiegato che cos’è un archivio e cosa conserva, indossavano un camice bianco perché – ci hanno detto – loro sono come dei medici, si prendono cura della memoria che è molto fragile e va protetta. Le origini della Diocesi di Trapani risalgono al 1844, quando essa venne ufficialmente costituita da papa Gregorio XVI con la Bolla “Ut animarum pastores”, l’archivio però conserva un fondo documentario molto più antico, risalente alla fine del XV secolo.

La nostra professoressa ci ha fatto vedere e toccare con mano due documenti di carta, uno molto antico, del 1600, e uno più recente dei primi del ‘900, e abbiamo notato che il più recente sembrava più vecchio e più ingiallito. Questo perché prima la carta veniva fatta con la macerazione degli stracci mentre in seguito la si è prodotta con la cellulosa che tende ad inacidirsi e di conseguenza ad ingiallire facilmente e la carta moderna è infatti molto più fragile e resiste di meno al passare del tempo. In effetti alcuni documenti che ci hanno mostrato sembravano scritti da poco, se non fosse per le scritture particolarmente difficili da leggere e che oggi non capiamo più.Gli archivisti ci hanno poi spiegato in che cosa consiste il loro lavoro e poi ci hanno fatto da guida spiegandoci i documenti rari che avevano esposto per noi. Tra essi la Bolla di fondazione della Diocesi di Trapani, un documento con la firma autografa di Re Ferdinando di Borbone, un antico documento del 1400 e la pianta di una tonnara che oggi non esiste più, quella di Scopello, che un tempo era di proprietà dei Gesuiti. Tra i documenti esposti ce ne erano alcuni particolarmente interessanti relativi alla storia dell’arrivo della stampa a Trapani. Il primo stampatore ufficiale venne in città richiamato dal Senato nel 1681, ma già prima di allora esistevano tipografi di passaggio che stampavano volantini e bandi, ma anche certificati prestampati per le varie parrocchie della città. Abbiamo visto un interessante prestampato del 1680 con l’immagine di San Lorenzo, cui è dedicata l’omonima chiesa parrocchiale che oggi è la nostra Cattedrale. Si tratta di una xilografia, una stampa prodotta inchiostrando una tavoletta di legno incisa che poi veniva impressa su un foglio. Si capisce bene che si tratta di una xilografia osservando il documento perché compare una cornice nera lasciata dal bordo della tavoletta.

Altri documenti riguardavano una famiglia di tipografi e stampatori, i Sani, che operarono a Trapani tra la fine del XVIII secolo e i primi anni del XIX.

In una bacheca erano esposti gli antichi registri parrocchiali dove i parroci annotavano i nomi dei battezzati, i matrimoni, i defunti e gli stati d’anime, una sorta di censimento fatto “porta a porta” in occasione della Pasqua.

La nostra professoressa ci ha spiegato che questi registri sono importantissimi perché sono gli antenati dell’anagrafe civile, che nacque molto più tardi, in epoca napoleonica. Senza questi documenti noi perderemmo la storia di intere generazioni di nostri antenati, di cui altrimenti non sarebbe rimasta alcuna traccia.

Su un grande tavolo erano esposti un corale del ‘700 con delle strane note quadrate, dei libri in pergamena decorati a mano e varie pergamene con sigilli di piombo, di carta, d’inchiostro. Gli archivisti ci hanno detto che il Papa usava sempre un sigillo di piombo e mai d’oro e che questo sigillo era legato alla pergamena da un filo di canapa o di seta colorata. Ci hanno poi mostrato il cosiddetto “sigillo del pescatore”, in inchiostro rosso, che raffigura San Pietro su una barca mentre sta pescando.

La più grande scoperta che abbiamo fatto è che in fondo la storia non è così lontana da noi, oltre alle nostre piccole storie personali esiste una grande storia di cui tutti noi siamo parte e che è fatta dal succedersi delle generazioni che ci hanno preceduto, sino ad oggi.

Ci siamo poi recati a palazzo Milo Pappalardo, in via Garibaldi, sede della Soprintendenza per i beni culturali di Trapani. Lì altre guide molto preparate ci hanno mostrato l’interno del palazzo, che originariamente era una dimora nobiliare. Alcune stanze oggi sono adibite a biblioteca mentre l’antico salone da ballo è rimasto come una volta anche se oggi viene usato come sala conferenze. Si tratta di una stanza bellissima, tutta nei toni del verde, intorno ci sono dipinti realizzati con una tecnica particolare che li fa sembrare in rilievo, e tanti specchi e un enorme lampadario in vetro di Murano. Da un balconcino che dà sulla sala un tempo si esibivano i musicisti che allietavano le serate danzanti, il grande balcone centrale si affaccia sulla via Garibaldi. Anche gli altri saloni avevano i tetti affrescati.

Quando siamo tornati al piano terra abbiamo visitato il museo della tipografia ospitato in alcuni locali. Si tratta delle attrezzature dell’antica tipografia “La Combattente”. Lì la guida ci ha spiegato come si realizzavano le forme di stampa, ci ha mostrato gli inchiostri , i mobili a cassetti dove venivano conservati i caratteri tipografici e delle enormi macchine per la stampa. Ci ha spiegato che un tempo stampare libri era un mestiere molto faticoso, noi non riusciamo a capirlo perché oggi con un PC e una stampante è un gioco da ragazzi. Allora ci ha messo alla prova con un piccolo divertente laboratorio dove abbiamo provato a realizzare delle “prove di stampa”, scoprendo che nella forma le parole dovevano essere scritte al contrario! Ci siamo sporcati un po’ d’inchiostro ma è stata davvero una bella esperienza!

Alla scoperta della molecola

La chimica fa parte della nostra vita quotidiana, ogni oggetto che utilizziamo ha in sé una parte di chimica, ogni parte del nostro mondo ha una composizione chimica, ecco perché, per capire questo “regno segreto” e invisibile ma fondamentale per la nostra esistenza, noi ragazzi della 2C abbiamo deciso di realizzare con il das e degli stuzzicadenti la struttura di una molecola. Abbiamo realizzato delle palline e con gli stuzzicadenti abbiamo creato i legami chimici che tengono uniti gli atomi all’interno della molecola e poi abbiamo dipinto il tutto.

Flavio Parisi

molecola di etilene

Alla scoperta della poesia nascosta…

Con la nostra Professoressa d’Italiano abbiamo cominciato a studiare la poesia e ci siamo cimentati con la costruzione di versi, con il ritmo e la metrica e con quegli “effetti speciali” della parola che sono le figure retoriche. Siamo entrati nell’officina del poeta e lì abbiamo fatto una straordinaria scoperta! La poesia ci aiuta a dare un nome alle nostre emozioni e ci fa riscoprire il valore delle parole. Spesso le usiamo come etichette scolorate, prive di senso, la poesia invece le fa brillare, le rende nuove. La nostra Prof. ha voluto che ci cimentassimo con una particolare tecnica di scrittura poetica, il Caviardage. Si tratta di un metodo di scrittura creativa che consiste prima nel ricavare una poesia da una pagina di testo seguendo un processo preciso e poi annerendo o colorando in modo artistico tutte le parole che non vengono utilizzate nella composizione del testo poetico. La tecnica base si può mescolare con svariate tecniche artistiche espressive (collage, pittura, acquerello) per dar vita a poesie visive: piccoli capolavori che attraverso parole, segni e colori danno voce a emozioni difficili da esprimere nel quotidiano. Il Caviardage può essere utilizzato da tutti personalmente, per una riscoperta di se stessi grazie a una nuova e coinvolgente modalità espressiva. Come laboratorio poetico, infatti, il Caviardage sviluppa il piacere di scrivere perché si innesta su esigenze di tipo affettivo e creativo, diventa un fattore importante per la conoscenza di sé e per favorire l’autostima. Durante questo processo abbiamo imparato ad “ascoltare la nostra voce”, a riconoscere parti di noi e a comunicarle, restituendo alla parola la sua pienezza.

Alla fine, come vedrete dalle immagini, ciascuno di noi ha trovato la sua “poesia nascosta”!

La seconda C alla scoperta della conoscenza

Ciao! Siamo i mitici ragazzi della 2C dell’Istituto Comprensivo “Nunzio Nasi” di Trapani. Abbiamo voluto creare questo blog per condividere con chi vorrà leggere tutte le grandiose scoperte fatte nel corso di questo anno scolastico lungo il nostro viaggio attraverso la conoscenza delle varie discipline di studio. Abbiamo scoperto che il sapere è davvero un’avventura straordinaria, un percorso che può cambiare il nostro modo di vedere il mondo. Ti invitiamo a seguire questo nostro “diario di bordo” che arricchiremo di sempre nuove esperienze e incontri. Ci contiamo!

Pillole di poesia

Ci sono giardini

ingombri di piante

il sole finalmente ricomparso,

il profumo dei fiori,

gentile.

(Flavio Parisi)

Le mani sporche

di pittura e qualche schizzo

anche sui capelli.

La foschia si era dissipata

nostalgia di chi era consapevole.

Il cielo plumbeo

come un manto cupo.

Quel giorno avrebbe visto

volare le farfalle.

(Lorena Gabriele)

Lungo giro

di perline colorate,

oggetti

strisce di cotone.

L’aria odorava di legno di sandalo.

Una cornice di legno,

la foto,

così bella da sembrare irreale,

venivano in mente certe fiabe…

Ma non è vero, credetemi.

(Gaia Caravella)

A metà giornata

cominciò a piovere.

Una pioggerella leggera

sui boschi, sulle colline, sulle valli

il panorama un manto color argento.

Debole speranza,

attimo d’esitazione.

(Francesco Genovese)

Aveva dimenticato quanto fosse

piacevole

guardare il sole

che inondava di luce la stanza.

Stava aspettando

quel mattino il tempo

non passava mai.

Fu una delusione

sentire la musica

lavarsi, radersi e vestirsi,

il fruscìo dei giornali.

Niente in prima pagina.

(Kevin Cosentino)

Non sarebbe stato così grave

dipendeva

da come avrebbe potuto

prendere la cosa…

Forse era meglio così,

era inevitabile

ma non capiva,

non era giusto.

Doveva affrontare la situazione.

Riflettendo,

persino le piante

soffrono

nel cambiare ambiente.

(Jackline Cammareri)

Non c’erano vuoti

né una scorciatoia. Quel mattino

proseguirono a piedi.

Appoggiati a un cancello

si baciavano,

non c’era in giro nessun altro,

niente da vedere.

Tutte le storie

scomparse

in mente.

(Elisa Sansica)

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